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Il pensiero di annunciare Cristo deve diventare un canto nell'anima ...
(P. Giuseppe Maria)

 

Come annunciarlo?

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                3. Introduzione alla Lectio divina: "Lettura" come "Ascolto"
(sintesi liberamente tratta da
: Innocenzo Gargano, Introduccion a la "Lectio Divina",
ediciones paulinas,
Scribd, traduzione a nostra cura)

Come entrare in questa lettura? Abbiamo capito che la relazione che deve essere stabilita con il libro delle Sacre Scritture è una relazione tra amante e amato, e solo all'interno di questo mondo di amore possiamo pensare di penetrare il significato nascosto delle Sacre Scritture.
Come prepararci concretamente a questa relazione d'amore? Con una
"lettura della Parola di Dio", dove dobbiamo sostituire il termine "lettura" con l’espressione "ascolto": ascolto della Parola di Dio. 
Ora, per ascoltare, dobbiamo creare un clima di silenzio e solitudine che ci permetta di percepire il "sussurro" di ciò che abbiamo letto poco prima. Dobbiamo in qualche modo rivivere l'esperienza di Elia che deve "accordare" il suo orecchio per scoprire il Signore in una voce tenue di vento (1Re 19,9-14). In questo modo ci prepariamo ad ascoltare. Dobbiamo arrivare ad affinare le nostre capacità uditive a tal punto da poter percepire anche gli ultrasuoni della Parola di Dio.

4. Introduzione alla Lectio divina: Il presupposto della fede

10. Introduzione alla Lectio divina: Studiare la Scrittura con fedeltà e umiltà
              (sintesi liberamente tratta da: Innocenzo Gargano, Introduccion a la "Lectio Divina", ediciones paulinas,
                                                                      Scribd, traduzione a nostra cura)

Studiare la lettera delle Sacre Scritture. Non con una corsa affrettata attraverso scorciatoie al "godimento" spirituale, come se scoprire il significato letterale delle Sacre Scritture non fosse già un sostentamento per l'anima,  saper  come usare gli strumenti che servono a comprendere il significato letterale delle Sacre Scritture. Accettare con umiltà ciò che è necessario per imparare l'ABC,  per essere in grado di leggere e capire il significato di un testo: questo è un impegno  spirituale, è obbedire alla parola di Dio. La fedeltà nel perseguire questo significato letterale della parola di Dio è una delle costanti necessarie all'autentica lectio divina. Se queste basi non sono ben poste, la nostra lectio può semplicemente diventare fantasiosa, accomodante, spiritualistica, rendendo la parola di Dio schiava dei nostri sentimenti momentanei e non la guida della nostra vita. Imparare a memoria, leggere attentamente, trascrivere, sono tre modi molto semplici, a disposizione di tutti, per iniziare il percorso della lectio divina. Tutto questo in un luogo e in un tempo prestabilito, possibilmente sotto lo sguardo attento e paternamente esigente di un insegnante. […]. Basta essere tesi al desiderio di raggiungere una profonda esperienza di preghiera attraverso il contatto diretto con le Sacre Scritture. […].

L’Autore prosegue con

 - la MEDITATIO

la ORATIO

la CONTEMPLATIO.

(Liberamente tratto da: https://www.scribd.com/, Guido Inocenso Gargano, La Lectio Divina, Introduccion a la “Lectio Divina”, Ediciones Paulinas 1992 – Traduzione a nostra cura).

LECTIO MEDITATIO ORATIO CONTEMPLATIO

2. Introduzione alla Lectio divina: Leggere attentamente il testo
(sintesi liberamente tratta da: Innocenzo Gargano, Introduccion a la "Lectio Divina",
ediciones paulinas, Scribd, traduzione a nostra cura)

 

Il testo Mishpatim 99a-99b dello ZOHAR (Il libro ebraico dello Splendore), ci fa intuire quale dev’essere la relazione con la Sacra Scrittura per poter essere in grado di raggiungere la sua conoscenza più profonda.  Tutto ciò che identifichiamo con la cosiddetta conoscenza scientifica o oggettiva del testo della Scrittura, di fronte a questo frammento, mostra i suoi stessi limiti, la sua stessa relatività. Questa conoscenza è importante, ma dobbiamo andare oltre, perché se rimaniamo in essa, non riusciremo a cogliere il significato più profondo, la percezione del mistero di Dio, e finiremo per negarci l’intuizione di questo mistero proprio con la lectio divina. La conclusione del testo rabbinico ci ricorda che nulla può essere aggiunto o tolto dalle Sacre Scritture. Il Signore ci parla attraverso queste parole e non al di fuori di esse. Pertanto, la prima preoccupazione che dobbiamo avere è proprio quella di non uscire da queste parole, non pretendere di saperne di più, o di prescindere da qualsiasi espressione presente nelle Sacre Scritture. Gesù ha detto: "non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto" (Mt 5,18).

Gli antichi padri erano perfettamente consapevoli che la più piccola espressione della Sacra Scrittura aveva un mistero, un messaggio di Dio per gli uomini. Anche San Gregorio Magno sviluppò una serie di riflessioni sulla congiunzione "et" posta all'inizio delle profezie di Ezechiele (Ez 1,1ss). Egli si domanda perché il profeta inizia con una congiunzione. Cosa unisce questo "et"? E risponde: "Egli certamente unisce il mondo di Dio con il mondo della terra, unisce l'intera storia della vita trinitaria con la storia che viviamo". Senza questo "et" la nostra storia non avrebbe avuto il suo significato.
È necessario leggere attentamente il testo ponendo attenzione a ciò che dice e a ciò che non dice: questo è l'insegnamento che deriva dalla tradizione rabbinica.

3. Introduzione alla Lectio Divina: "Lettura" come "Ascolto"

4. Introduzione alla Lectio divina: Il presupposto della fede
(sintesi liberamente tratta da
: Innocenzo Gargano, Introduccion a la "Lectio Divina", ediciones paulinas,
Scribd, traduzione a nostra cura)

Il primo atteggiamento che rende possibile la lectio divina è la fede. Quando i cristiani prendono la Bibbia nelle loro mani, iniziano soprattutto con una convinzione di fede: la Bibbia è ispirata da Dio. Ciò significa che quando l'agiografo scrive, lo Spirito Santo, in qualche modo, garantisce che non scriverà errori riguardanti la fede. Ma significa anche, secondo il pensiero di Origene, che lo Spirito Santo è contenuto nelle Sacre Scritture.

C'è un'analogia tra la Sacra Scrittura e l'Eucaristia. Sotto le apparenze di pane e vino, è presente il Signore risorto, sotto i veli delle Sacre Scritture è presente lo Spirito Santo. Ovviamente non è una presenza che esclude altre presenze. Il Vaticano II parla della presenza reale del Signore anche negli ammalati, nella comunità, nella gerarchia che trasmette gli insegnamenti degli apostoli ..., e in molte altre situazioni: "Dove due o tre si incontrano nel mio nome ... "(Mt 18,20). In ambienti monastici, si trovano spesso due lampade accese; una davanti al Santissimo Sacramento e un'altra davanti al libro delle Sacre Scritture.

Lo Spirito si muove dalle Scritture, parla attraverso le Scritture, lo Spirito effettivamente è presente nel libro delle Scritture. Affrontare il libro delle Scritture significa, quindi, lasciarsi illuminare dalla luce dello Spirito Santo che l’ha ispirate ed è presente in esse.

Tutto ciò comporta una conseguenza molto semplice: tutti gli altri libri non possono essere messi alla pari con il Libro delle Sacre Scritture. Fossero anche scritti dai santi, sono semplici parole umane che non possono le Sacre Scritture. 
Fino a quando non saremo convinti di questa verità, sarà molto difficile fare la lectio divina. Se il libro della Bibbia è uno dei tanti libri che leggiamo, se lo leggiamo solo nel tempo libero dalle altre occupazioni che consideriamo importanti, non riusciremo mai a cogliere il significato profondo delle Sacre Scritture: non puoi servire due padroni: contemporaneamente perché, prima o poi, uno dei due avrà il sopravvento sull’altro.


5. Introduzione alla Lectio divina: "Unità dei due Testamenti 

5. Introduzione alla Lectio divina: Unità dei due Testamenti
(sintesi liberamente tratta da
: Innocenzo Gargano, Introduccion a la "Lectio Divina", ediciones paulinas,
Scribd, traduzione a nostra cura)

Un altro presupposto è l’unità dei due Testamenti. Lo stesso Spirito li ha ispirati. Questo è molto importante, perché quando si fa riferimento all'Antico Testamento si fa riferimento al Dio Creatore che si è posto in un atteggiamento di contemplazione di fronte a tutte le creature affermando che tutto era buono, e l'uomo era “veramente buono”; ciò significa che, riferendosi al Dio redentore del Nuovo Testamento, non possiamo intendere questa redenzione come radicalmente diversa rispetto alla creazione. Gli scolastici dicevano che la grazia suppone la natura: se non c’è un recipiente, non si può contenere nulla, se non si accetta la creaturalità nella sua manifestazione visibile,  non si può parlare di  soprannaturalità nella sua manifestazione invisibile.  
E’ lo stesso criterio dell’incarnazione del Verbo di Dio: per riconoscere il Figlio di Dio nella fede dobbiamo partire dal riconoscimento del figlio di Maria: Gesù di Nazaret, il messia e anche il Signore.
Dobbiamo fare un cammino progressivo. E’ ovvio che nella nostra esperienza spirituale le due cose non si collocano in una successione di tempo:  noi vediamo il tutto nel medesimo tempo, però dobbiamo prender coscienza di una successione almeno razionale, ideale. Se eliminiamo l’uomo, se eliminiamo la creazione, non avremo nemmeno il cristiano, e tantomeno la nuova creazione, quella creazione trasfigurata, trasformata grazie alla redenzione di Gesù. 
Il pensiero cristiano esclude qualsiasi forma di manicheismo, cioè qualsiasi contrapposizione tra ciò che è visibile e tangibile – cosa che noi identifichiamo con la carne – e ciò che è invisibile, impalpabile – cosa che noi identifichiamo con lo spirito. 
L’unità dei due Testamenti significa quindi che è lo stesso Spirito Santo che si rivela attraverso gli avvenimenti,  le persone e le parole.  Il filo conduttore che unisce l’Antico al Nuovo Testamento è precisamente questa Unità dello Spirito ispiratore delle Sacre Scritture. 
Questo comporta naturalmente una visione positiva del mondo e della storia, ossia tutto ciò  che appartiene alla storia degli uomini contiene un messaggio che viene dal Signore. È ovvio che si tratta di un messaggio che percepiremo tanto meglio quanto più ci lasceremo illuminare da quella luce che per noi è la presenza del figlio di Dio  nell’uomo Gesù di Nazaret. 
Illuminando l’Antico e il Nuovo Testamento alla luce del mistero della morte e resurrezione di Gesù – dicono i padri – noi evidenziamo le ombre e le distinguiamo dalla verità; possiamo discernere tra la lettera che potrebbe uccidere se ci fermassimo ad essa, e lo Spirito che vivifica e ci apre continuamente al nuovo. Di conseguenza, l’incontro con il mistero centrale della morte e risurrezione di Gesù, diventa il criterio di discernimento. In questo modo si deve passare dalla lettera allo spirito, leggendo sia l’Antico che il Nuovo Testamento. 
La luce del mistero della Pasqua di Gesù deve farci superare tutti gli ostacoli, le parzialità, le deficienze, le connotazioni legate al contesto culturale dei due Testamenti. Ad esempio, è abbastanza facile nell’Antico Testamento incontrare situazioni apparentemente incomprensibili e inaccettabili per la visione cristiana (violenze, maledizioni, ecc.). Le stesse situazioni le incontriamo a volte in alcuni passaggi del Nuovo Testamento (polemiche antigiudaiche, il cap. 23 di Matteo; alcune espressioni degli Atti degli Apostoli; la violenza presente nell’Apocalisse).
Il passaggio dalla lettera allo Spirito è senza dubbio necessario tanto nel Nuovo come nell’Antico Testamento: il criterio di discernimento è la morte e resurrezione di Gesù di Nazaret. 
Pertanto, ogni affermazione contenuta nella lettera della Bibbia che pone questo mistero tra parentesi o esclude una pienezza di manifestazione delle conseguenze della morte e della risurrezione di Cristo, non potrebbe mai essere il contenuto profondo di quella espressione, voluto
dal Signore come cibo per la nostra comunità, per la Chiesa e per ciascuno di noi. T
ener presente questo ci aiuterà molto quando troveremo testi, situazioni o personaggi che potrebbero lasciarci un po’perplessi.

6. Introduzione alla Lectio divina: Il criterio della comunione

 6. Introduzione alla Lectio divina: Il criterio della comunione
(sintesi liberamente tratta da: Innocenzo Gargano, Introduccion a la "Lectio Divina", ediciones paulinas,
Scribd, traduzione a nostra cura)

 

E’ un terzo elemento introduttivo alla Lectio. Abbiamo detto che l’unità dei due Testamenti è data dall’unico Spirito che ha ispirato le Sacre Scritture, e abbiamo anche affermato che il criterio del discernimento per comprendere la presenza dello Spirito è il confronto con il mistero pasquale di Gesù. Dando uno sguardo orizzontale troviamo un ulteriore criterio di discernimento da tenere a mente: il criterio della comunione.
Il cristiano è consapevole che la Scrittura è data dalla comunità, è un tesoro che viene messo nelle nostre mani in modo vivente da una comunità vivente. Il libro delle Sacre Scritture non è una scoperta individualistica. Può capitare che qualcuno vi giunga per conto proprio, ma questa stessa
scoperta lo porta inevitabilmente a una comunità che fa di questo libro il punto di riferimento vitale. L’incontro individualistico non è sufficiente […] Per poter giungere a una profonda comprensione delle Scritture è necessaria la comunione con la chiesa. […]. Le comunità chiuse non possiedono la Sacra Scrittura. La possiedono solo quelle che si lasciano pervadere dallo Spirito Santo.
La Sacra Scrittura è un tesoro nascosto nel campo della Chiesa. Quando hai percepito l'importanza di questo prezioso tesoro, hai il coraggio di vendere tutto per acquisire il campo. Vendi tutto per far parte di questa Chiesa che è il campo in cui è sepolto il tesoro. […]. 

                    
     7. Introduzione alla lectio divina: Il criterio della conversione continua

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APPUNTAMENTI  
Eremo in città

Lunedì 17 febbraio ore 18
Via Pragelato 24/D – Torino
 
Cenacolo su
“Neanche in Israele
ho trovato tanta fede”
 Spazio per spunti di Lectio divina
alla scuola del Card. Martini
su Luca 7,1-10 
con meditazione silenziosa
Aperto a tutti.

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APPUNTAMENTI 
CHICERCATROVA ODV

Gennaio 2020

Gocce di sapienza

Se la vita contemplativa fosse solo possibile dietro le mura di un convento o nel silenzio del deserto, dovremmo, per essere giusti, dare un piccolo convento ad ogni madre di famiglia e il lusso di un po' di deserto ad un povero manovale che è obbligato a vivere nel chiasso di una città per guadagnarsi duramente il pane".
(Charles de Foucauld)

 

 


MDI 9 ottobre 2017 - La gioia del Vangelo - Per una spiritualità nella vita d'oggi. (G. Ferretti)
MDI 2017-11-06 - La gioia del vangelo - Per una spiritualità nella vita d'oggi (G. Ferretti)
MDI 2018-01-22 - La gioia del Vangelo - Per una spiritualità per il mondo d'oggi (G. Ferretti)
MDI 2018-06-04 Ha senso parlare oggi di santità? (G. Ferretti)
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