La morte come andare oltre

Mi è stato chiesto molte volte di scrivere qualcosa sulla morte.

Ho sempre riposto che non è facile parlare di questo "buco nero" come non è assolutamente facile fare coraggio a uno che l'ha raggiunto e sta per esservi ingoiato. II silenzio sarebbe forse la migliore risposta.

Ne ho avuto però l'occasione e la colgo volentieri: una sera come tante altre ma vissuta in un momento più maturo della mia vita. Un futuro buio davanti agli occhi e tanta nostalgia in cuore.

«P. Roby il più bel ricordo che puoi lasciare ai tuoi amici è una bella morte". È vero e mi sono ricordato la preghiera che facevo per mio padre morto all'età di 90 anni: Signore fa che muoia bello!

Quella sera nel nostro incontro non si è parlato che di questo difficile certissimo e pauroso passaggio.

Tutte le culture e tutte le Religioni se ne sono interessate cercando in qualche modo di renderlo, come oggi si dice, "dolce", la dolce morte anche chiudendo gli orecchi su quanto ci viene insegnato, almeno per noi cristiani, nella Bibbia, nel Vangelo e da tutta la tradizione della Chiesa sul valore della vita e sull'al di là.

La vita è un dono che tu non hai cercato e che in qualche momento, se avessi saputo, avresti rifiutato. Lo daresti volentieri indietro, ma ormai non ti è possibile senza drammi. Morire è sempre un dramma, ma non sempre il dramma è tragedia e perciò la vita potrebbe essere davvero un dono prezioso e gradito Ma è necessaria una corretta conoscenza ed una seria preparazione per non sprecarlo ed avere anche un po' di fortuna: gli antenati, la famiglia, la società, la salute, tutte condizioni che tengono o rendono sano l'uomo nella sua integrità di persona.

Prepararsi dunque cercando di rispondere con serenità e sincerità, aiutati dalla fede, ai perché esistenziali che ci tormentano più o meno, secondo le varie fasi della nostra esistenza.

Cercare risposte non solo ai "perché" penultimi come si dice, ma specialmente a quelli ultimi che sfociano nella trascendenza e vanno oltre l'ultima spiaggia, al di là delle cose. Gli "ultimi perché" dopo i quali non ci resta che la piena realizzazione della persona umana o il vuoto, il nulla, il non senso.

Interessanti le parole di Thoreau in Walden: "Andai nei boschi perché desideravo vivere deliberatamente, essere di fronte solo ai fatti essenziali della vita e vedere se non mi riusciva di imparare ciò che la vita ha da insegnare, e non scoprire, quando fossi giunto alla morte, di non essere vissuto!».

Ecco il segreto. Coltivare idee, progetti, interessi che vadano "oltre", che si perdano nell'eterno. È vero che se uno ha pur cercato di fare questo non sa però se funzionano le altre componenti per una bella morte. Ma si deve sperare in Colui che ha stabilito questo traguardo coi suoi passaggi e coi suoi problemi, pensando che ce ne ha tracciato la via gridando un giorno: "Io sono la via, chi crede in me non muore".

Non basta ricordare né ripetere queste parole in quel momento cruciale, bisogna essersele nutriti proprio quando forse il pensiero della morte non ci sfiorava neppure. Ci vuole poco a capire che di fronte a coloro che non hanno più speranza né di vivere ancora né di essere attesi da qualcuno, è difficile trovare una parola che dia loro conforto. Speranza di che cosa?

Non c'è altro che il silenzio, quello vero, che nasce da un cuore pieno di Dio nella fede.

È il momento in cui si vive il mistero più profondo della nostra esistenza, il momento cruciale di quello che chiamiamo il dono della vita.

Thomas Merton, Il segno di Giona: «C'è maggior ristoro nella sostanza del silenzio che nella risposta ad una domanda. L'eternità è nel palmo della mano. L'eternità è un seme di fuoco, le cui radici improvvise infrangono le barriere che impediscono al mio cuore di essere un abisso» e di precipitarvi senza saperne il perché!"

Le risposte date per tutta la vita ai "perché" penultimi non basteranno allora ad addolcire il passaggio, anzi, forse è il momento in cui acutizzerebbero le tensioni, perché risponderebbero a problemi che ormai non interessano più assolutamente.

Oggi va di moda l'ipotesi della reincarnazione. È antichissima questa visione della vita come purificazione o come realizzazione non ancora raggiunta; ma non credo possa essere di sollievo in quel momento di addio a chi hai amato ed a coloro coi quali hai sperato e vissuto. È il "per sempre" che ci è stampato nel cuore, e questo ci viene ricordato da Colui che fattosi uno di noi nell’"incarnazione", il Dio fatto uomo in Cristo, ci ripete nella fede in quel momento: «Non temere, sono sempre con te» e ci apre le braccia per accoglierci nel suo regno.

(Cf. Padre Roberto Accamo OFM Cap, Briciole di Vita, Edizione fuori commercio a cura dei Padri Cappuccini di Pinerolo)