«Sei la terra e la morte, la tua stagione è il buio e il silenzio.
Non vive cosa che più di te sia remota dall'alba...
ti vestono sogni,movimenti, singulti che tu ignori.»

C. Pavese

SALE DELLE LANGHE

Le mie Langhe non sono quelle del barolo o del barbera, sono le zone povere de La Malora o di certe pagine di Pavese che mi piace leggere proprio al mio paese, in questo periodo:

«...mi fermai ai piedi di un campo di granoturco e ascoltai il fruscio dei lunghi steli secchi mossi nell'aria, ricordai qualcosa che da tempo avevo dimenticato. Dietro il campo, una terra in salita, c'era il cielo vuoto".

Oggi non trovi neppure più il campo di granoturco...trovi ancora i ricordi e il cielo vuoto! In queste zone ormai si semina più poco.

- Non ne vale la spesa - dicono - abbiamo fatto prato o lasciato al gerbo (terreno incolto).

Chi è rimasto pensa così, gli altri se ne sono andati altrove, o in fabbrica, o in ferrovia, o nell’esercito. Qui ritornano qualche volta a rivedere i «vecchi». Non son più modellati dall’ambiente d’origine, resta l’accento del linguaggio, mentre il resto è cambiato: il pensare, il vestire, la macchina o una bella moto e la ragazza.

Questo è ciò che vedi, ma se vuoi entrare nell’uomo, se vuoi entrare dentro devi parlare con loro, prendere insieme il caffè o bere una volta. Troverai allora che dentro c’è ancora un cuore semplice e buono che sta pero cambiando! Intelligenza e tanti sogni! Fede? Non più la semplicità di una volta, ma qualcosa c’è ancora, c’è ancora qualcuno in cui credono, non tanto in senso critico, ma per istinto. Non sai fino a quando durerà. Ma quel Dio che opera ovunque e misteriosamente, vive anche nella Langa: vive nella semplicità dei vecchi rimasti e opera nei giovani assetati di cose vere e autentiche: li vedi infatti attenti alle cose che dici, interessati ai discorsi seri che saltano fuori tra un bicchiere e l’altro, negli incontri tra amici o nell’attenzione alla predica per quelli che vanno ancora in chiesa.

Non c’è più la poesia o il sentimento delle vià (veglie in casa) di una volta, ma più sincerità e concretezza di vita.

La speranza non muore e la vita continua, anche se cambia.

* * *

Seduto, solo, davanti alla porta della casa di Carlin. Lo chiamano tutti così. Un uomo arrostito dal sole, un viso semplice, intelligente e buono, curvo dalla fatica, cammina su per la collina con passo lento e uguale.

-Torna presto! - gli grida Mariuccia, sua moglie, buona come lui, con una voce squillante capace di farsi sentire da un colle all’altro. Il figlio Roby, lungo come una pertica, è in fabbrica.

Il sole cala dietro il bricco su cui si erge la chiesa del mio battesimo.

Ancora un poco e poi le ombre avvolgeranno la natura come in un manto misterioso, cantano i grilli e un acuto profumo sale dai campi, erbe, fiori e sterpi; col profumo, le ombre e le prime stelle tornano i ricordi...«qualcosa da tempo dimenticato». Un sogno come quando bambino con papà e mamma si tornava a casa, in «città» passando a piedi attraverso sentieri e dirupi, o lungo la ferrovia dove papà aveva sudato tutto il giorno per un pane che si condivideva poi con gioia e serenità familiare.

Qualche cane abbaia lontano nei pochi casolari. Queste cose non sono cambiate, restano nella loro magica presenza per ricordarti un tempo che non è più... A me, oggi, dicono la stabilità e la bellezza del disegno di Dio creatore e mi ricordano quel senso di pace e di affetto di cui mi sentivo circondato.

La notte avvolge tutto nel silenzio, qualche motore lontano e lo sferragliare del treno in fondo valle.

* * *

Il sole riappare dietro i colli, si illumina il giallo delle ginestre sui dossi delle strade secche e ripide, lungo i sentieri bruciati dal caldo. Cammini senza incontrare nessuno. Qua e là qualche casolare chiaramente coi segni di nessuno, disabitato. Lontano qualche borgata. Quando la raggiungi, trovi ancora qualche vecchio seduto davanti alla porta della sua casa, o affacendato per dare un pugno d’erba ai conigli.

- Buon giorno, Padre - È il saluto semplice e cordiale.

- Siete solo?

- Oramai non c’è più nessuno, son morti tutti o se ne sono andati via, ma morremo anche noi, di là si deve star bene, nessuno è più tornato, segno che è bello. Qui basta!

Una risposta che ti sconvolge per la sua fede e per il suo fatalismo!

E lasci quel vecchio o quella vecchietta con rincrescimento.

Una volta sentivi cantare nelle vigne, ma oggi le vigne non ci sono più, solo pochi filari e più nessuno che canta. Tra le colline del mio paese non senti più cantare, ma chi ci vive abitualmente non è triste e per lui il cielo non è «vuoto»! Porta negli occhi tutta una storia di drammi, di dolori, di gioie e molti volti che egli ama ancora, e guarda al futuro con non troppe speranze se non in Colui in cui ha sempre creduto.

Vede il mondo che cambia, la televisione glielo ha portato in casa, segue tutto, rimpiangendo forse un passato, ma con la certezza che il futuro sarà migliore, nonostante tutto!

Dio c’è e gli hanno insegnato che non è terribile come glielo presentavano da bambino, ma buono e misericordioso. Saprà cavarsela!

Agosto 1987