Viene quindi il tempo in cui la parola è di troppo e la meditazione è pesante, quasi impossibile. È il tempo della preghiera di semplicità, tempo in cui l'anima si intrattiene con Dio con uno sguardo semplice, amoroso, anche se sovente accompagnato da aridità e sofferenza.

In questo periodo fiorisce la cosiddetta preghiera litanica: cioè ripetizione all'infinito di identiche espressioni povere di parole ma ricche, straricche di contenuto.

Ave Maria... Ave Maria... Gesù ti amo... Signore abbi pietà di me...
Ed è strano come in questa preghiera litanica, monotona, semplice, l'anima si trovi a suo agio, quasi si cullasse nelle braccia del suo Dio.

È il tempo del Rosario vissuto e amato come una delle più alte e ispirate preghiere.

Sovente, nella mia vita di europeo, ho avuto modo di assistere o prendere parte a discussioni animate sul pro e contro del Rosario. Ma, alla fine, non ero mai pienamente soddisfatto.

Non ero in condizione adatta per comprendere a fondo questa maniera di pregare. "È una preghiera meditata", diceva qualcuno. Bene! Allora han ragione i giovani di lamentarsi delle distrazioni che dà alla meditazione del mistero questa ripetizione inutile di dieci Ave Maria. Annunziate il mistero e lasciatemi pensare. "No; è una preghiera di lode", dicevano altri; e bisogna pensare a ciò che si dice, parola per parola. Ma è impossibile! Chi è capace di dire 50 Ave Maria, distratto da cinque rappresentazioni di misteri, senza perdere il filo? Io debbo confessare che nella mia vita, pur facendo uno sforzo qualche volta, non sono mai riuscito a dire un solo Rosario senza distrarmi. E allora? E allora fu nel deserto che compresi che coloro che discutono - come io discutevo in tal maniera - sul Rosario, non hanno ancora capito l'anima di questa preghiera.

Il Rosario appartiene a quel tipo di preghiera che precede di poco o che accompagna la preghiera contemplativa dello Spirito. Meditate o non meditate, distraetevi o meno, se amate il Rosario a fondo, e non potete trascorrere la giornata senza recitarlo, significa che siete uomini di preghiera.

Il Rosario è come l'eco di un' onda che percuote la riva, la riva di Dio: "Ave Maria... Ave Maria... Ave Maria...". È come la mano della Madre sulla vostra culla di bambino; è come il segno di un abbandono di ogni difficile ragionamento umano sulla preghiera per l'accettazione definitiva della nostra piccolezza e della nostra povertà.

Il Rosario è un punto di arrivo, non un punto di partenza. Per Bernardetta il punto di arrivo giunse molto presto, perché predestinata a vedere su questa terra la Madonna; ma normalmente è una preghiera della maturità spirituale. Se un giovane non ama dire il Rosario, se dice di annoiarsi, non insistere. Per lui è meglio la lettura di un testo scritturale o una preghiera più intellettuale. Ma se incontrate un bimbo in una campagna deserta, o un vecchio sereno, o una donna semplice che vi dice di amare il Rosario, senza capirne il perché, rallegratevi e gioite, perché in quei cuori c'è lo Spirito Santo che prega. Il Rosario è una preghiera incomprensibile per l'uomo del "buon senso", come è cosa incomprensibile ripetere a un Dio, che non si vede, mille volte al giorno: "Ti amo"; ma è una preghiera comprensibilissima per i puri di cuore, per chi è stabilito "nel Regno"; per chi vive le Beatitudini.

Gli orientali, anime altamente contemplative, hanno sviluppato una preghiera litanica simile al nostro Rosario e lo chiamano la "preghiera di Gesù". Si tratta di ripetere, ripetere lentamente e con l'anima disposta alla pace il famoso "Kirie eleison".
Signore, abbi pietà di me: sono un uomo peccatore; Cristo, abbi pietà di me: sono un uomo peccatore.
E giungono in questa preghiera litanica ad una ginnastica spirituale che piace alla loro mentalità, cadenzandola con il respiro e addirittura col battito del cuore.

(Tratto da Carlo Carretto, Letere dal deserto, sito monastero virtuale)