la samaritana guercinoVale la pena credere?

Noi, vivendo, continuamente diventiamo quello che ancora non siamo. Noi stiamo diventando, ci stiamo realizzando, acquistiamo una nostra identità attraverso le singole scelte che facciamo e anche attraverso altre scelte che scartiamo. Non possiamo scegliere tutto.
In certi momenti particolari facciamo scelte definitive, così pure scegliamo determinate relazioni nella vita. Noi diventiamo attraverso tutte le singole scelte di ogni giorno. In particolare, ogni pensiero che noi alimentiamo, ogni desiderio che coltiviamo ci fanno diventare proprio anche fisicamente. Il nostro cervello viene modificato fisicamente, cioè le connessioni cerebrali vengono stabilite, rafforzate giorno per giorno. Quando veniamo al mondo il nostro cervello ha pochissime connessioni cerebrali, ci sono sì miliardi di miliardi di neuroni, ma ci sono pochissime connessioni cerebrali. Poi pian piano esse si stabiliscono, ed in seguito ad ogni esperienza che compiamo si consolidano.

Ma facendo determinate scelte, si formano delle situazioni da cui non si può tornare indietro: si è stabilita una connessione che non può più essere modificata.

Vale la pena credere:  Perché? Proprio in ordine al nostro divenire.

 

Questo è il punto: raggiungere la nostra identità. E l’identità non è già prefigurata, non è già determinata.
Anche nella prospettiva di fede non è esatto dire che c’è già un progetto. Ci sono mille progetti possibili, mille offerte possibili: proprio perché la forza della vita è molto ricca, contiene molte possibilità.

Ogni scelta che facciamo preclude, limita tante altre possibilità: certe scelte importanti che facciamo sono anticipazioni dell’esperienza di morte. Sembrerà strano, ma se si riflette un momento, si vede come facendo alcune scelte importanti, noi escludiamo tante altre possibilità, come se uccidessimo tante nostre identità possibili  In genere, facendo una scelta, si esclude il resto, si eliminano possibili identità, per cui la scelta ha delle componenti drammatiche, è una esperienza di morte, esperienza legittima e doverosa, perché occorre imparare a morire, ma è pur sempre una esperienza reale di morte.

Anche le relazioni ci fanno diventare, anche i rapporti di amicizia ci fanno diventare, cioè costruiscono la nostra identità.

E’ importante che noi abbiamo questa consapevolezza: sto diventando, per cui il pensiero che coltivo, la fantasia a cui io do spazio, il desiderio che alimento, lo stato d’animo di invidia, di gelosia, o il senso di frustrazione, tutto questo mi fa diventare. Questo modifica il mio cervello fisicamente, per cui devo essere consapevole di che cosa voglio diventare, o almeno di quello che in questo momento sto diventando.

“Vale la pena credere?” Credere è un termine ambiguo. Credere, cosa vuol dire? Credere determinate verità? Questo è molto poco, perché le verità in cui crediamo man mano che procediamo nella vita cambiano profondamente. Verità di qualsiasi tipo, della visione del mondo, dell’interpretazione dell’esperienza religiosa. Non sono dati definitivi, perché anche ad esempio l’immagine di Dio che abbiamo è un’’immagine provvisoria, funzionale ad un cammino. Non possiamo dire che la nostra immagine di Dio sia perfetta. Già S. Agostino, nel secolo quinto, diceva Ricordati che la tua immagine di Dio non è Dio, è la tua immagine di Dio.

Allora cosa vuol dire credere? Vuol dire accettare determinate dottrine? No. Non vuole dire questo. Vuol dire qualcosa di più, vuol dire assumere quell’atteggiamento di fiducia, quell’atteggiamento positivo nei confronti delle offerte di vita, che consentono di accogliere tutti i doni che ci vengono offerti, cioè di vivere pienamente la nostra esistenza: proprio di diventare noi stessi. Quindi la domanda è in ordine al nostro divenire.

E’ allora importante individuare quali sono le dinamiche di fondo attraverso le quali noi raggiungiamo la nostra identità, attraverso le quali noi diventiamo.

A chi devo dare fiducia? A chi devo credere? So che c’è un orientamento attraverso il quale io cresco, e c’è un altro orientamento attraverso il quale io non cresco, anzi disperdo i doni di vita. Qual è? A chi devo dare fiducia? Questo vuol dire che vale la pena credere.

Ma a chi?  Perché dare fiducia, assumere un atteggiamento di fiducia è necessario. Non è che posso dire: “io mi metto a sedere, aspetto qui, che la vita proceda, che vada avanti…”. No! Devi inserirti nel flusso, devi vivere rapporti, devi assumere responsabilità, devi prendere decisioni. Non puoi rinunciare a vivere, se vuoi diventare! Per cui la domanda “Vale la pena credere” deve essere tradotta in un altro modo: “a chi devo dare fiducia, a chi devo credere?” Che anche a noi non capiti di dire: perché nessuno mi ha detto che non potevo tornare indietro”?

Possiamo farci anche queste domande:
-        Cosa vuol dire la fede in Dio?
-        Quali possono essere i motivi per credere in Cristo?

Sono due gli elementi fondamentali.

Il primo elemento è la consapevolezza, la convinzione che esiste un bene grande, più grande di noi, che è in gioco, in azione nella nostra vita. C’è una forza più grande di quella che finora riesce ad esprimersi, che è molto di più. Cioè esiste già un bene grande che rende possibile il nostro amore, c’è una verità piena che rende possibile la nostra ricerca. Altrimenti uno dovrebbe interrogarsi: ma è possibile conoscere la verità, ma c’è la verità?”

Certo non puoi rispondere finché ricercandola non scopri che esiste una verità più grande di te, più grande di quella che pensi. Allora credere in Dio significa ritenere che esiste già un bene immenso che in noi, nella creazione, sulla terra, nel piccolo frammento della nostra casa, si può esprimere e diventare un amore nuovo

Il secondo elemento, (perché questa consapevolezza potrebbe restare là in alto) è che se noi assumiamo un atteggiamento di accoglienza, quella che è una verità può diventare in noi conoscenza, quello che è il bene può diventare in noi amore, quello che è giustizia può diventare in noi progetto, può diventare in noi forza di vita da comunicare agli altri, e così via. Solo che questo è da verificare. E come si verifica? Vivendolo!  Uno non può immaginare cosa sia prima, deve sperimentare.

Allora, il partecipare a gruppi, a comunità che si esercitano nella fede in Dio, significa precisamente verificare questa possibilità, che c’è un bene più grande che può diventare in me perfezione nuova. Questo significa Fede in Dio, cioè il “credere” in Dio, e non semplicemente credere che Lui esiste, ma credere nel senso che noi possiamo accogliere, sperimentare la forza di vita che viene, in termini cristiani diciamo: crescere come figli suoi, cioè per raggiungere la nostra identità umana.

Abbiamo detto credere in Dio, ma cosa vuol dire credere in Cristo? Per prima cosa significa ritenere che l’esperienza che Gesù ha fatto, l’esperienza che Gesù ha vissuto, l’insegnamento che ha introdotto nella storia sono cose autentiche, che cioè riflettono dinamiche reali di vita. Quando ha detto di perdonare i fratelli, di amare i nemici, non ha indicato dei traguardi utopici, ha indicato una linea di comportamento, che non può essere realizzata subito in un istante, ma che conduce alla vita piena. Per cui il “dare fiducia” significa verificare che realmente, seguendo quelle indicazioni, si perviene a maturità, si perviene all’identità definitiva di vita, o si sviluppa quella dimensione spirituale che conduce poi ad attraversare la morte come viventi.

A un certo momento viene la necessità di fare una scelta e di verificare poi che cosa ne risulta. Sono diverse le scelte che la storia dell’umanità presenta, ma quello che è importante è che è necessario rendersi conto di questo e fare una scelta di vita.

Perché scegliere Cristo?  Appunto perché nella storia la tradizione sorta da Lui ha manifestato una quantità enorme di traguardi di maturità a cui l’uomo è pervenuto, persone umane che sono cresciute, hanno segnato la storia dell’umanità proprio per la fedeltà all’indicazione data da Gesù nel Vangelo.
È la storia che diventa un criterio di scelta per scegliere Cristo.

(Liberamente tratto da: www.santamargheritaalba.it, relazione di don Carlo Molari “Vale la pena credere?)