Cinque strofe di ringraziamento tutte ritmate su una serie di contrasti: vita-morte, pianto-gioia, stabilità-vacillare; è questa la struttura del Salmo 30, un canto di gioia dopo che si è provato il sapore amaro del dolore e della morte. Infatti, anche se la lirica sembra oscillare continuamente tra due estremi antitetici, l'accento finale è posto sulla vita, sulla gioia, sulla stabilità. E le ultime battute dimenticano le sere fatte di lacrime e si aprono ad un mattino di luce mentre sulle labbra del poeta affiora un inno entusiastico e «danzante» alla pace che Dio sostituisce all'amarezza nel cuore di chi spera. S. Agostino ha applicato il salmo al Cristo che dal «sacco di lutto della passione e della morte» (vedi il v. 12) è passato alle vesti splendenti della gioia pasquale.

Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato

e su di me non hai lasciato esultare i nemici.

Signore Dio mio,

a te ho gridato e mi hai guarito.

Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi,

mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,

rendete grazie al suo santo nome,

perché la sua collera dura un istante,

la sua bontà per tutta la vita.

Alla sera sopraggiunge il pianto

e al mattino, ecco la gioia.

Nella mia prosperità ho detto:

«Nulla mi farà vacillare!».

Nella tua bontà, o Signore,

mi hai posto su un monte sicuro;

ma quando hai nascosto il tuo volto,

io sono stato turbato.

A te grido, Signore,

chiedo aiuto al mio Dio.

Quale vantaggio dalla mia morte,

dalla mia discesa nella tomba?

Ti potrà forse lodare la polvere

e proclamare la tua fedeltà?

Ascolta, Signore, abbi misericordia,

Signore, vieni in mio aiuto.

Hai mutato il mio lamento in danza,

la mia veste di sacco in abito di gioia,

perché io possa cantare senza posa.

Signore, mio Dio, ti loderò per sempre.

 
Basta che l'alba appena sorrida
e subito qual fumo è dissolta la notte,
e il giorno si alza sovrano sul mondo:
così, è così del tuo volto, Signore.
Nel gioco alterno di gioia e pianto
sono i nostri giorni, Signore,
secondo che il tuo volto appare e dispare..


(cfr. I Salmi, di Turoldo-Ravasi,, tratto dal sito web “www.atma-o-jibon.org” )