Traduzione dai testi originali dei Vangeli 
(Rocco Quaglia)

Il lieto messaggio secondo Marco 

Questa traduzione del Vangelo di Marco è volutamente letterale; il tentativo è di lasciare il lettore il più possibile da solo di fronte al testo, motivandolo a uno sforzo personale nella lettura e nella comprensione. Inoltre, si è cercato di tornare all’immediatezza dei termini con riferimento al loro primitivo significato. Per fare un esempio, molti lettori leggono “Battista” e “Cristo” come fossero dei cognomi, mentre il lettore dei primi secoli leggeva rispettivamente “Immergente” e “Unto”; vale a dire, Giovanni era colui che immergeva nel Giordano, e Gesù era l’unto del Signore. Lo stesso vale per altri termini, di cui non si coglie più la trasparenza del significato, quali: vangelo, grazia, peccato, ecc. Si è anche cercato di rispettare i tempi dei verbi, poiché le parole di questo libro non raccontano un evento concluso due mila anni fa, ma parlano ancora a ogni persona che legge. Al secondo capitolo, v. 14, troviamo: Passando (oltre) vide Levi, quello di Alfeo, che stava seduto al banco dell’esattore di imposte, e gli dice: «Seguimi!». E, alzatosi, lo seguì. I verbi ci dicono che Gesù “vide”, si tratta di un attimo divelto dal tempo e fissato nell’Eternità del messaggio; Levi invece “stava seduto”, vale a dire era dedito a un’occupazione abituale, che caratterizzava la sua esistenza; Gesù gli “dice”, il verbo è presente, poiché la sua parola dice sempre, a ognuno che legge, poiché è una parola eterna, che non passa, ma perfora il tempo. Molti leggono e continuano a restare seduti; qualcuno, di tanto in tanto, si alza e segue l’invito della Parola.

Infine, una traduzione letterale lascia il testo maggiormente aperto nel cogliere sfumature che altrimenti si perderebbero.

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Capitolo 7