La minaccia del pettegolezzo
(sintesi omelia di papa Francesco del 2 settembre 2013)

 

La lingua, le chiacchiere, il pettegolezzo sono armi che ogni giorno insidiano la nella comunità umana, seminando invidia, gelosia e bramosia del potere. Con esse si può arrivare ad uccidere una persona. Perciò parlare di pace significa anche pensare a quanto male è possibile fare con la lingua. Dove c’è Dio non ci sono odio, invidia e gelosia e non ci sono quelle chiacchiere che uccidono i fratelli.

Il Papa ha preso spunto dal racconto del ritorno di Gesù a Nazareth, così come proposto da Luca (4, 16-30) in uno dei brani del Vangelo tra i più «drammatici», nel quale – ha detto il Pontefice – «si può vedere com'è la nostra anima» e come il vento può farla girare da una parte all'altra.

 A Nazareth, ha spiegato il Papa, «tutti aspettavano Gesù. Volevano trovarlo. E lui è andato a trovare la sua gente. Per la prima volta tornava nel suo Paese. E loro lo aspettavano perché avevano sentito tutto ciò che Gesù aveva fatto a Cafarnao, i miracoli. E quando inizia la cerimonia, come d'abitudine, chiedono all'ospite di leggere il libro. Gesù fa questo e legge il libro del profeta Isaia, che era un po' la profezia su di lui e per questo conclude la lettura dicendo “Oggi si compie questa scrittura che voi avete ascoltato”».

La prima reazione, ha spiegato il Pontefice, è stata bellissima, tutti lo hanno apprezzato. Poi però nell'animo di qualcuno ha cominciato ad insinuarsi il tarlo dell'invidia e ha cominciato a dire: «“Ma dove ha studiato costui? Non è costui il figlio di Giuseppe? E noi conosciamo tutta la parentela. Ma in che università ha studiato?». E hanno cominciato a pretendere che egli facesse un miracolo: solo dopo avrebbero creduto. «Loro – ha precisato il Pontefice – volevano lo spettacolo: “Fai un miracolo e tutti noi crederemo in te”. Ma Gesù non è un artista».

Gesù non fece miracoli a Nazareth. Anzi sottolineò la poca fede di chi chiedeva lo «spettacolo». Questi, ha notato Papa Francesco, «si sono arrabbiati tanto, si sono alzati e spingevano Gesù fino al monte per buttarlo giù e ucciderlo».

“Ma guardate com’è cambiata la cosa: cominciarono con bellezza, con ammirazione, e finivano con un crimine: volendo uccidere Gesù. Questo per la gelosia, l’invidia, tutte queste cose … Questa non è una cosa che è successa duemila anni fa: questo succede ogni giorno nel nostro cuore, nelle nostre comunità. Quando in una comunità si dice: ‘Ah, che buono, questo che è venuto da noi!’. Se ne parla bene il primo giorno; il secondo, non tanto; e il terzo si incomincia a spettegolare e finiscono spellandolo”. Ma non si tratta solamente di un evento di duemila anni fa, ha evidenziato il vescovo di Roma. «Questo succede ogni giorno – ha detto – nel nostro cuore, nelle nostre comunità» ogni volta che si accoglie qualcuno parlandone bene il primo giorno e poi sempre meno sino ad arrivare al pettegolezzo così quasi da «spellarlo».

“Ma quelli che in una comunità fanno chiacchiere sui fratelli, sui membri della comunità, vogliono uccidere: lo stesso di questo! L’Apostolo Giovanni, nella prima Lettera, capitolo III, versetto 15, ci dice questo: ‘Quello che odia nel suo cuore suo fratello, è un omicida’. Noi siamo abituati alle chiacchiere, ai pettegolezzi. Ma quante volte le nostre comunità, anche la nostra famiglia, sono un inferno dove si gestisce questa criminalità di uccidere il fratello e la sorella con la lingua!”

«La Bibbia – ha proseguito il Papa – dice che il diavolo è entrato nel mondo per invidia. Una comunità, una famiglia viene distrutta da questa invidia che insegna il diavolo nel cuore e fa che uno parli male dell'altro». E riferendosi a quanto accade in questi giorni, ha sottolineato che bisogna pensare anche alle nostre armi quotidiane: «la lingua, le chiacchiere, lo spettegolare».

“Perché sia pace in una comunità, in una famiglia, in un Paese, nel mondo, dobbiamo incominciare così: essere con il Signore. E dov’è il Signore non c’è l’invidia, non c’è la criminalità, non c’è l’odio, non ci sono le gelosie. C’è fratellanza. Chiediamo questo al Signore: mai uccidere il prossimo con la nostra lingua, ed essere con il Signore come tutti noi saremo in Cielo”.