home layout

Il pensiero di annunciare Cristo deve diventare un canto nell'anima ...
(P. Giuseppe Maria)

Come annunciarlo?

iscrizione newsletter

weblink

La minaccia del pettegolezzo
(sintesi omelia di papa Francesco del 2 settembre 2013)

 

La lingua, le chiacchiere, il pettegolezzo sono armi che ogni giorno insidiano la nella comunità umana, seminando invidia, gelosia e bramosia del potere. Con esse si può arrivare ad uccidere una persona. Perciò parlare di pace significa anche pensare a quanto male è possibile fare con la lingua. Dove c’è Dio non ci sono odio, invidia e gelosia e non ci sono quelle chiacchiere che uccidono i fratelli.

Il Papa ha preso spunto dal racconto del ritorno di Gesù a Nazareth, così come proposto da Luca (4, 16-30) in uno dei brani del Vangelo tra i più «drammatici», nel quale – ha detto il Pontefice – «si può vedere com'è la nostra anima» e come il vento può farla girare da una parte all'altra.

 A Nazareth, ha spiegato il Papa, «tutti aspettavano Gesù. Volevano trovarlo. E lui è andato a trovare la sua gente. Per la prima volta tornava nel suo Paese. E loro lo aspettavano perché avevano sentito tutto ciò che Gesù aveva fatto a Cafarnao, i miracoli. E quando inizia la cerimonia, come d'abitudine, chiedono all'ospite di leggere il libro. Gesù fa questo e legge il libro del profeta Isaia, che era un po' la profezia su di lui e per questo conclude la lettura dicendo “Oggi si compie questa scrittura che voi avete ascoltato”».

La prima reazione, ha spiegato il Pontefice, è stata bellissima, tutti lo hanno apprezzato. Poi però nell'animo di qualcuno ha cominciato ad insinuarsi il tarlo dell'invidia e ha cominciato a dire: «“Ma dove ha studiato costui? Non è costui il figlio di Giuseppe? E noi conosciamo tutta la parentela. Ma in che università ha studiato?». E hanno cominciato a pretendere che egli facesse un miracolo: solo dopo avrebbero creduto. «Loro – ha precisato il Pontefice – volevano lo spettacolo: “Fai un miracolo e tutti noi crederemo in te”. Ma Gesù non è un artista».

Gesù non fece miracoli a Nazareth. Anzi sottolineò la poca fede di chi chiedeva lo «spettacolo». Questi, ha notato Papa Francesco, «si sono arrabbiati tanto, si sono alzati e spingevano Gesù fino al monte per buttarlo giù e ucciderlo».

“Ma guardate com’è cambiata la cosa: cominciarono con bellezza, con ammirazione, e finivano con un crimine: volendo uccidere Gesù. Questo per la gelosia, l’invidia, tutte queste cose … Questa non è una cosa che è successa duemila anni fa: questo succede ogni giorno nel nostro cuore, nelle nostre comunità. Quando in una comunità si dice: ‘Ah, che buono, questo che è venuto da noi!’. Se ne parla bene il primo giorno; il secondo, non tanto; e il terzo si incomincia a spettegolare e finiscono spellandolo”. Ma non si tratta solamente di un evento di duemila anni fa, ha evidenziato il vescovo di Roma. «Questo succede ogni giorno – ha detto – nel nostro cuore, nelle nostre comunità» ogni volta che si accoglie qualcuno parlandone bene il primo giorno e poi sempre meno sino ad arrivare al pettegolezzo così quasi da «spellarlo».

“Ma quelli che in una comunità fanno chiacchiere sui fratelli, sui membri della comunità, vogliono uccidere: lo stesso di questo! L’Apostolo Giovanni, nella prima Lettera, capitolo III, versetto 15, ci dice questo: ‘Quello che odia nel suo cuore suo fratello, è un omicida’. Noi siamo abituati alle chiacchiere, ai pettegolezzi. Ma quante volte le nostre comunità, anche la nostra famiglia, sono un inferno dove si gestisce questa criminalità di uccidere il fratello e la sorella con la lingua!”

«La Bibbia – ha proseguito il Papa – dice che il diavolo è entrato nel mondo per invidia. Una comunità, una famiglia viene distrutta da questa invidia che insegna il diavolo nel cuore e fa che uno parli male dell'altro». E riferendosi a quanto accade in questi giorni, ha sottolineato che bisogna pensare anche alle nostre armi quotidiane: «la lingua, le chiacchiere, lo spettegolare».

“Perché sia pace in una comunità, in una famiglia, in un Paese, nel mondo, dobbiamo incominciare così: essere con il Signore. E dov’è il Signore non c’è l’invidia, non c’è la criminalità, non c’è l’odio, non ci sono le gelosie. C’è fratellanza. Chiediamo questo al Signore: mai uccidere il prossimo con la nostra lingua, ed essere con il Signore come tutti noi saremo in Cielo”.