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Il pensiero di annunciare Cristo deve diventare un canto nell'anima ...
(P. Giuseppe Maria)

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Senza preghiera quotidiana il nostro fare si riduce ad attivismo

Non lo diciamo solo noi. Lo dice anche il Papa, appoggiandosi sulla Parola di Dio, sul magistero della Chiesa e sull'esperienza dei santi.

Se la preghiera e la Parola di Dio non alimentano la nostra vita spirituale, rischiamo di soffocare in mezzo ai mille doveri e preoccupazioni della vita quotidiana: pregare ci fa vedere la realtà con occhi nuovi e ci aiuta a trovare la via fra le avversità, ha affermato Benedetto XVI nella catechesi dell'Udienza Generale odierna in piazza San Pietro.

Il Papa ha ricordato come la preghiera ha incoraggiato la Chiesa dei primi tempi a proseguire la sua missione in mezzo alle difficoltà e come può aiutare l'uomo di oggi a vivere meglio. "La Chiesa, fin dagli inizi del suo cammino, si è trovata a dover affrontare situazioni impreviste, nuove questioni ed emergenze a cui ha cercato di dare risposta alla luce della fede, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo".

Ciò si manifestava già al tempo degli Apostoli. L'Evangelista Luca narra negli Atti degli Apostoli: "un problema serio che la prima comunità cristiana di Gerusalemme ha dovuto fronteggiare e risolvere, (...) circa la pastorale della carità verso le persone sole e bisognose di assistenza e aiuto. La questione non era secondaria e rischiava di creare divisioni all’interno della Chiesa (...). In questo momento di emergenza pastorale risalta il discernimento compiuto dagli Apostoli. Essi si trovano di fronte all’esigenza primaria di annunciare la Parola di Dio secondo il mandato del Signore, ma considerano con altrettanta serietà il dovere di assistere le vedove, di provvedere con amore alle situazioni di bisogno in cui si vengono a trovare i fratelli e le sorelle, per rispondere al comando di Gesù: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi".

Le decisione degli Apostoli è chiara: non è giusto abbandonare la preghiera e la predicazione per cui "prendono una decisione: vengono scelti sette uomini di buona reputazione, gli Apostoli pregano per chiedere la forza dello Spirito Santo e poi impongono loro le mani perché si dedichino in modo particolare alla diaconia della carità". Questa decisione, ha spiegato il Papa, mostra "la priorità che dobbiamo dare a Dio, al rapporto con Lui nella preghiera, sia personale, sia comunitaria. Senza la capacità di fermarsi ad ascoltare il Signore, a dialogare con Lui, il rischio è di agitarsi e di preoccuparsi inutilmente per i problemi, per le difficoltà, per le necessità, anche ecclesiali e pastorali".

Benedetto XVI ha ricordato che "i Santi hanno sperimentato una profonda unità di vita tra preghiera e azione, tra l’amore totale a Dio e l’amore ai fratelli. San Bernardo afferma che le troppe occupazioni, una vita frenetica, spesso finiscono per indurire il cuore e far soffrire lo spirito. È un prezioso richiamo per noi oggi, abituati a valutare tutto con il criterio della produttività e dell’efficienza. Il brano degli Atti degli Apostoli ci ricorda l’importanza del lavoro, dell’impegno nelle attività quotidiane che vanno svolte con responsabilità e dedizione, ma anche il nostro bisogno di Dio, della sua guida, della sua luce che ci danno forza e speranza. Senza la preghiera quotidiana vissuta con fedeltà, il nostro fare si svuota, perde l’anima profonda, si riduce ad un semplice attivismo che, alla fine, lascia insoddisfatti. (...) Ogni passo della nostra vita, ogni azione, anche della Chiesa, deve essere fatta davanti a Dio, nella preghiera, alla luce della sua Parola".

"Quando la preghiera è alimentata dalla Parola di Dio, la realtà viene vista con occhi nuovi, con gli occhi della fede e il Signore, che parla alla mente e al cuore, dona nuova luce al cammino in ogni momento e in ogni situazione. Noi crediamo nella forza della Parola di Dio e della preghiera. (...) Se i polmoni della preghiera e della Parola di Dio non alimentano il respiro della nostra vita spirituale, rischiamo di soffocare in mezzo alle mille cose di ogni giorno: la preghiera è il respiro dell’anima e della vita"

Infine Benedetto XVI ha sottolineato che nel rapporto con Dio "anche quando ci troviamo nel silenzio di una chiesa o della nostra stanza, siamo uniti nel Signore a tanti fratelli e sorelle nella fede, come un insieme di strumenti che, pur nella loro individualità, elevano a Dio un’unica grande sinfonia di intercessione, di ringraziamento e di lode".

Città del Vaticano, 25 aprile 2012 (VIS).