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4. Conosci te stesso
Nel V secolo a.C. Socrate chiedeva ai suoi discepoli ciò che era scolpito sul frontone del tempio di Apollo a Delfi: «Uomo, conosci te stesso» (gnôthi sautón). La conoscenza di sé è indispensabile per percorrere l’itinerario della vita interiore. È vero, tale conoscenza non è mai piena: ciascuno resta un mistero anche a se stesso e a volte può apparire addirittura un enigma con ombre e lati oscuri che non vorrebbe vedere, e che magari stigmatizza negli altri… E tuttavia è assolutamente necessario conoscere se stessi, per sapere ciò di cui si è capaci, quali sono i propri limiti e le proprie forze, per essere responsabili. Conoscere se stessi come processo di lettura psicologica di sé; conoscere se stessi nell’appartenenza a una porzione precisa di umanità; conoscere se stessi per avere di sé un giusto giudizio.
In questo lavoro di conoscenza di sé non è sempre possibile distinguere tra lo spirituale e il psicologico. Alcuni hanno la tendenza a confondere queste due dimensioni, riducendo l’una all’altra; ma in verità vita spirituale e vita psicologica si intersecano a tal punto che nelle manifestazioni esterne della prima resta impossibile operare una distinzione.
Sappiamo per esperienza che errori di spiritualità possono diventare patologie psichiche (qualche volta anche con esiti somatici) e che, viceversa, patologie psichiche possono influenzare la spiritualità. L’essere umano è più unito di quanto crediamo: corpo, psiche e spirito hanno una profonda relazione reciproca, e i confini tra loro sono molto fluidi. E tuttavia non va dimenticato che la psicologia lavora nel registro dell’analisi e dell’interpretazione dei fenomeni psicologici, che stanno nello spazio delle scienze umane, mentre la spiritualità vive di un altro livello di senso: l’orientamento ultimo della vita umana e il suo significato.
Ognuno di noi esiste perché è stato generato, dunque ci sono i genitori che lo precedono; ognuno di noi esiste in un tempo e in un luogo particolari, dunque è venuto e viene ogni giorno al mondo ora e qui; ognuno di noi sta in mezzo ad altri, dunque con altri è in rapporto. Conoscere se stessi significa pertanto innanzitutto aderire alla realtà, conoscere la propria relazione con la storia, gli altri, il mondo, perché è così che ciascuno di noi esiste ed è coinvolto. Molti cammini spirituali appaiono a volte sterili, quando non negativi e disumanizzanti, perché mancano di adesione alla realtà. È estremamente pericoloso iniziare il cammino interiore o spirituale senza sentirsi come gli altri, in mezzo agli altri, bisognosi degli altri e mai senza gli altri! Quante derive nella vita interiore e spirituale da parte delle persone che si isolano, che non ascoltano più, che vivono solo delle proprie certezze e delle proprie scoperte…
Conoscere se stessi è quindi un compito, una fatica, un esercizio quotidiano e richiede di guardare, scrutare, esaminare il proprio sentire, parlare e agire. Oggi noi abbiamo la grazia delle scienze umane che rendono all’esperienza spirituale un grande aiuto e un grande servizio: possono infatti guidare la persona a una giusta conoscenza di sé e possono essere veicoli di sapienza e strumenti di liberazione. Senza una certa conoscenza di sé è quasi impossibile lo sviluppo della vita interiore, perché io sono ciò che sono, cioè anche tutto ciò che mi ha fatto, che ha contribuito alla formazione del mio io. Sì, esercitandosi a conoscere se stessi già si percorre il viaggio interiore!